La maggior parte della storia e' nella terza persona, ma ogni capitolo dice "lei, che cono io," "lei, che ha amici," "lei, che comincia a viaggiare"etc. (10, 16, 26). Qualche volta lo dice anche nel testo. E' come se e' un ricordo per il pubblico che la storia e vera, e e' la sua storia invece di qualcun altro. Mi chiedo se scrive in questo modo perché ha due pubblici--come dice sul retro della copertina--i ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri e i ragazzi stranieri che hanno compagni di scuola italiani. Potrebbe usare la terza persona quando vuole raccontare agli italiani perché non capiscono che cosa dice su un livello personale, e Sandra si allontana dalla sua storia. Potrebbe usare la prima persona quando parla un momento ai stranieri perché loro capiscono la sua situazione meglio. Ad ogni modo, la frase e' forte per tutti e due perché enfatizza che e' sempre la sua storia.
Un altro motivo (che e' probabilmente più realistico), e che usa la terza persona perché può scrivere oggettivamente. Almeno può scrivere i dettagli della sua vita senza essere parziale. Molto di che dice e' fattuale invece di che cosa pensa lei. Rende la esperienza di leggerlo più realistico perché non abbiamo la sua opinione di come era vivere come un immigrante, solo abbiamo come era la vita e da li possiamo pensare e indovinare come era la su vita. Allo stesso tempo pero, Sandra impiega molto tempo descrivendo come erano le cose (come tutti i ragazzi, parti della cultura argentina etc.) che normalmente si descrivano con la terza persona.
Mi chiedo questo perché penso che sia strano che usa la terza persona per raccontare la sua storia. In tutti i altri testi che abbiamo letto, i autori scrivano di cose che hanno successo molti anni prima, e non erano presenti. In quello caso, capisco perché i autori parlavano nella terza persona. Spero che posso capire suoi motivi per usare questa frase (e la terza persona invece della prima) quando leggero' più della storia.
Tuesday, September 24, 2013
Tuesday, September 17, 2013
La Mia Madre è un Immigrante dall’Italia
Penso che ho un po di connessioni personali con questa classe in genere perché
la mia madre è un immigrante dall’Italia. Leggendo tutte queste storie degli
immigranti, mi sono resa conto che la mia madre non ha avuto le stesse
esperienze di Mattia quando venne al America, o Rubben al Inghilterra, e
certamente non ha avuto tutte le stesse esperienze come quelli degli immigranti
di Stella, Sciascia o de Amicis. Non è venuta per motivi di lavoro, or per l'università,
ma perché ha sposata un Americano. Lei lo incontrò mentre lavorava per l’Ambasciata
Americana. Dopo che si sono sposati in Italia, si trasferirono in America.
In questo viaggio
la mia mamma ha volato sul aeroplano (ovviamente non è viaggiata su un piroscafo perché adesso nessuno viaggia distanze lunghe così). Come un po
degli immigranti del passato, la mia mamma aveva qualcuno che conosceva quando
ha atterrato. Ciò ha reso il cambiamento più
facile da gestire.
Aveva bisogno di imballare tutta la sua roba nelle valigie per portarli alla
sua nuova casa; era tempo di cominciare una nuova vita.
Anche se parla la
lingua, doveva decidere quanto della cultura italiana voleva mantenere, e quanto
cultura americana voleva adottare come immagino altri dovevano fare. La mia
mamma mi raccontava che non poteva trovare la pasta buona o il olio d’oliva per
cucinare quando prima traslocò. Per questo credo che
anche se gli immigranti nelle storie di Stella, Sciascia, o de Amicis volevano
mantenere loro culture, era difficile in un paese dove nessun’ altro faceva la
stessa cosa. Però devo dire, che anche dopo 20+ anni che
la mia vive in America, ancora si sente molto italiana; celebra le feste
italiane, cucina cibo italiano, e i suoi valori sono basate sulla cultura
italiana (come la famiglia).
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